





Sento di dover parlare di questo libro per due ragioni.
Il primo è la grande stima che nutro per Simona Vinci. Ho sempre sostenuto e continuerò a sostenere che i suoi romanzi ( in particolare "Dei bambini non si sa niente" e "Come prima delle madri") siano i migliori apparsi di recente sulla scena italiana.
Ammiro la sua capacità di essere scrittrice e narratrice allo stesso tempo ( il che è davvero difficile). Ammiro la capacità di entrare nella vita dei suoi personaggi attraverso dettagli minuti eppure pregni: un gesto delle mani, la cura nel riporre un oggetto. Leggendo Simona Vinci penso a Moravia quando diceva che la realtà è come una coperta troppo corta che quando scalda le braccia lascia scoperti i piedi.
Anche questa volta le vite di personggi in fondo piccoli diventano grandi dinanzi al dramma della speculazione edilizia. Dolori, angosce , passioni costituiscono il nudo scheletro di un quartiere residenziale in costruzione nel verde placido che costeggia la Via Emilia. Ed è così che Simona Vinci racconta questi sentimenti: come pezzi di ferro, cemento, polveri tossiche cristallizzate, assopite sotto la sterpaglia che ricopre un orrido moderno rudere che rimarrà lì, per sempre, a riempire lo spazio dell' orizzonte.
La seconda ragione è che "Rovina" , insieme ad altri romanzi di altrettanti importanti autori ( tra gli altri Lucarelli, Ammaniti, Dazieri ) fa parte della collana Verdenero , un' iniziativa avviata da Edizioni Ambiente con la finalità di sensibilizzare , attraverso la letteratura, su temi inerenti l'ecomafia.
E' un' iniziativa importante che è giusto e piacevole sostenere
" .Ho pensato alle rovine delle città antiche, agli scavi, alle colonne senza soffitto da sostenere, ai ruderi senza porte o finestre, ai pavimenti a mosaico seppelliti sotto l'erba, alle strade, a tutti quei segni che parlano di una vita persa nei secoli, nei millenni, una vita che da qui non si riesce ad immaginare...tutto immobile consunto spezzato corroso..."
(S.Vinci, Rovina)