







Raramente consiglio delle letture.
La scelta di un libro è un percorso personale e magico che ricorda molto da vicino le dinamiche dell’ innamoramento.
Ci sono però dei libri che meritano di essere presi per mano.
Sono allo stesso tempo felice e dispiaciuto che l’autore di questo romanzo sia un mio amico.
Ne sono felice perché Luigi Romolo Carrino ( per gli amici Gino ma che io mi ostino a chiamare Luigi Romolo) è davvero una persona speciale , uno scrittore di grande umiltà in un ambiente in cui ci si sente i nuovi Proust dopo aver pubblicato la lista della spesa nel giornalino della scuola.
E poi Luigi Romolo mi fa ridere ed è una delle migliori virtù che un amico possa possedere.
Mi dispiace perché si potrebbe pensare che questo “consiglio per gli acquisti” sia una delle solite mafiette tra conoscenti.
D’altra parte chi mi conosce solo un pò sa che odio tutte le sette, tutti i circoli chiusi e tutti i favoritismi. Se un libro non mi piace non ne parlo male, non ne parlo e basta.
Ma ora basta "me" ( questo ego ipertrofico !) e passiamo al libro.
“Acqua storta” è la storia d’amore tra uomini di camorra.
Detta così potrebbe essere tutto e niente: in questo caso è tutto.
Minuziosa analisi antropologica, acuta discriminazione delle dinamiche di (micro)potere, coraggiosa sperimentazione linguistica che ricorda da vicino la narrativa di Jean Genet, “Acqua Storta” è soprattutto un romanzo capace di alternare senza errore tenerezza e iperrealismo, luccicanti barocchismi e linguaggio di strada.
Nessuna svenevolezza, nessuna concessione al romanticismo lasciano esplodere il senso di un affetto profondo, in un’ oscillazione costante tra fraternità e amore (e sopraffazione), tanto più denso quanto più imperfetto e sporco. Tutto questo fa sì che “Acqua Storta” si candidi ad essere il più realistico resoconto di una relazione tra uomini degli ultimi anni.
E non è una cosa da poco. Datemi retta: leggetelo.
“…io e Salvatore siamo un fatto segreto in questa città che parla sotto i muri, che getta il sale dietro alle spalle per scongiurare il malocchio e la sfortuna. Nella nostra città siamo come a degli orfani e lasciamo pure i nostri figli orfani, prima o poi. Siamo sparati, prima o poi ci sparano tutti quanti. E pure nella ‘famiglia’ siamo tutti orfani, ognuno pensa ai soldi e a campare a lungo e ai cazzi suoi. E i segreti che abbiamo non restano segreti a lungo. Io questo lo so, è impossibile. Dobbiamo fare come le talpe, camminare sottoterra. E noi là stiamo, sottoterra. Solo là riusciamo un poco a vivere per i fatti nostri, a vivere un poco la vita come si deve vivere…”
"Acqua storta", L.R.Carrino