






...un microbetto che si chiama Lillo !
Anche attraverso le rappresentazioni culturali passa la possibilità di superare pregiudizi e stereotipi nei confronti dei diversi modelli di riferimento. Agli/alle adolescenti manca quasi comletamente la possibilità di conoscere la condizione dei/delle coetanei/e gay e lesbiche e a quell* che sentono dentro di sé un orientamento omosessuale è negata spesso la possibilità di riconoscersi in personaggi letterari. Questo romanzo, facente parte di una collana della Playground di racconti ambientati all’interno delle scuole, è però il primo che non traduce testi statunitensi ma è scritto da un giovane autore italiano ed è contestualizzato nel nostro paese. Proprio per questo può essere considerato in qualche modo anche un utile strumento didattico. Chi volesse saperne di più è invitat* alla presentazione che si terrà allaIl manifesto toscano col neonato gay apre un dibattito che coinvolge da decenni psichiatri, psicologi, sociologi e antropologi.
Il merito dell' iniziativa c'è tutto se pensiamo ( e la negazione dei diritti civili delle coppie gay ne è la dimostrazione) che qualcuno ritenga
ancora l'omosessualità il frutto di una scelta volontaria dettata dalla viziosità e dalla perversione ( come a dire mi scopo una persona dello stesso sesso perchè provo un piacere perverso che il rapporto eterosessuale non mi da).
Il merito c'è tutto ma la prospettiva è sbagliata, a mio parere.
E' la stessa di certa morale cattolica recente laddove afferma la possibilità dell' omosessualità in quanto genetica e innata , ma che nega il rapporto omosessuale che "dispiacerebbe" a dio.
C'è un sottofondo vittimistico come a dire " Se sono gay non è colpa mia". Rimane quindi l'idea della colpa che, anche se scaricata sulla natura e sui geni, sottende un' ombra scura sull' omosessualità.
Infine c'è un che di eugenetico. Che si porta dietro l'idea che se un giorno dovesse esistere una cura per l'omosessualità chi scegliesse di non assumerla sarebbe "colpevole".
Il problema è di prospettiva. E lo dimostra il fatto che , nell' ambito dei comportamente, cerchiamo la causa solo di ciò che riteniamo sbagliato.
Nessuno per esempio si chiede cosa causi l'eterosessualità. Non è domanda così scontata. Qualcuno potrebbe dire " la riproduzione della specie". Se accettassimo questa risposta ( e comunque non potremmo ma il discorso è lungo e complesso) questo spiegherebbe la ragione dell' accoppiamento eterosessuale e non del perchè tra un uomo e una donna possa nascere quel sentimento impalpabile chiamato amore.
Per di più i gay e le lesbiche possono avere figli ( gli spermatozoi e gli ovuli ce li abbiamo anche noi ) e se spesso decidono di non averne è per paura della reazione sociale. Probabilmente in una società non basata sulla famiglia mononucleare e con un architettura diversa questa sarebbe una possibilità maggiormente praticata.
E sempre secondo questa prospettiva dovremmo considerare "colpevoli" le coppie o le persone che decidono di non aver figli e , ancor di più, coloro che , per ragioni religiose, si votano alla castità.
La psichiatria , la psicologia e le altre scienze umane sono ben lontane dal fornire una dettagliata spiegazione dei meccanismi alla base dei comportamenti umani. Non solo per ciò che riguarda l'orientamento sessuale ma anche per ciò che concerne qualunque aspetto dell' essere. Non sappiamo perchè qualcuno ami la musica classica e qualcun' altro ascolti Britney Spears, perchè qualcuno odi il gorgonzola e qualcun' altro lo adori, perchè qualcuno ami vivere in campagna e un altro ci si impiccherebbe.
La mia opinione è che alle scienze umane la metodologia statistico-matematica ha fatto più bene che male. Nella psiche umana entrano in gioco talmente tanti fattori che è impossibile dire che A è la causa di B che a sua volta discende da C.
Ma una discriminante esiste: il benessere. Una condizione va modificata quando provoca sofferenza a se stessi o agli altri.
Spesso l'omosessualità produce sofferenza e per chi lavora per una società migliore il compito è eliminare il dolore, non l'omosessualità. A meno che non si vogliano emulare i genetisti nazisti che volevano plasmare la società in base alla "loro" idea della stessa.
Nelle mie presentazioni dico sempre che l'omosessualità è un' opportunità. Mi ha insegnato ad avere una mente aperta, mi ha educato alla comprensione di tutte le condizioni altre, mi ha fatto capire che vivere la vita oltre i paletti imposti dalla società permette di sperimentare un senso di illimitata libertà, mi ha regalato un bellissima storia d'amore che vivo, con emozione, giorno per giorno.
E se un giorno qualcuno mi proponesse quella cura gli direi di no.
Non ho la presunzione di considerarmi arrivato al capolinea dell' accettazione di me stesso ( in senso globale). Ma voglio continuare su questa strada, lavorare per essere sempre migliore e sempre più a mio agio con ciò che sono.
E l'obiettivo è che ciscuno di noi, ponendosi quella domanda risponda senza esitazioni : " No, quella cura, anche se esistesse, non la vorrei". A quel punto il lavoro sarebbe finito.
Sento di dover parlare di questo libro per due ragioni.
Il primo è la grande stima che nutro per Simona Vinci. Ho sempre sostenuto e continuerò a sostenere che i suoi romanzi ( in particolare "Dei bambini non si sa niente" e "Come prima delle madri") siano i migliori apparsi di recente sulla scena italiana.
Ammiro la sua capacità di essere scrittrice e narratrice allo stesso tempo ( il che è davvero difficile). Ammiro la capacità di entrare nella vita dei suoi personaggi attraverso dettagli minuti eppure pregni: un gesto delle mani, la cura nel riporre un oggetto. Leggendo Simona Vinci penso a Moravia quando diceva che la realtà è come una coperta troppo corta che quando scalda le braccia lascia scoperti i piedi.
Anche questa volta le vite di personggi in fondo piccoli diventano grandi dinanzi al dramma della speculazione edilizia. Dolori, angosce , passioni costituiscono il nudo scheletro di un quartiere residenziale in costruzione nel verde placido che costeggia la Via Emilia. Ed è così che Simona Vinci racconta questi sentimenti: come pezzi di ferro, cemento, polveri tossiche cristallizzate, assopite sotto la sterpaglia che ricopre un orrido moderno rudere che rimarrà lì, per sempre, a riempire lo spazio dell' orizzonte.
La seconda ragione è che "Rovina" , insieme ad altri romanzi di altrettanti importanti autori ( tra gli altri Lucarelli, Ammaniti, Dazieri ) fa parte della collana Verdenero , un' iniziativa avviata da Edizioni Ambiente con la finalità di sensibilizzare , attraverso la letteratura, su temi inerenti l'ecomafia.
E' un' iniziativa importante che è giusto e piacevole sostenere
" .Ho pensato alle rovine delle città antiche, agli scavi, alle colonne senza soffitto da sostenere, ai ruderi senza porte o finestre, ai pavimenti a mosaico seppelliti sotto l'erba, alle strade, a tutti quei segni che parlano di una vita persa nei secoli, nei millenni, una vita che da qui non si riesce ad immaginare...tutto immobile consunto spezzato corroso..."
(S.Vinci, Rovina)
Ormai non so più cosa dire.
Mi mancano le parole.
E ho paura di diventare berlusconiano ( dio non voglia !) quando sostengo che in questo Paese comincia a verificarsi un pesante calo di democrazia.
Quest' uomo qui accanto, quello con l'espressione da E.T. posseduto dal demonio (lasciatemelo scrivere finchè posso) ha proposto un disegno di legge approvato dal consiglio dei Ministri il 12 ottobre che prevede che qualunque prodotto editoriale, e quindi anche un blog, possa esistere solo dopo essersi iscritto al ROC, una specie di registro dell'Autorità delle Comunicazione ( che, diciamocelo, in un' Amministrazione "snella" come quella italiana era l'ultima cosa che ci mancava).
Iscriversi al ROC significa fare la fila in un ufficio, pagare dei bolli e essere sottoposti ad un controllo. Il che sginifica che se un giorno uno qualsiasi di noi volesse aprire un blog anche solo per denunciare l'eccessivo numero di calorie contenute nel tiramisù non potrebbe farlo.
Come ricorda il sito di Grillo:
"....La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile..."
Questo significa imbavagliare i canali di informazione non ufficiali.
Io non sono uno di quelli da V-Day. Stimo molto Grillo, condivido la sua teoria, meno la pratica. Ma sono contento che uno come lui esista.
E questa volta forse è arrivato il momento di fare davvero un bel casino.