






Firenze
venerdì 28 Settembre ore 18.00
presso Melbookstore
presentazione del libro
“49 gol spettacolari”
di DAVIDE MARTINI
l’iniziativa si svolge all’interno del Florence Queer Festival
Sarà presente l’autore
Ho una confessione da fare. Mi vergogno un pò, ma devo dirvelo...
Non è una di quella cose che dicevo al primo appuntamento. E ora che ci conosciamo da un pò mi sento abbastanza sereno da potervelo dire.
D'altra parte mi mancano tanti altri difetti, che ne so.... non lascio il dentifricio aperto, tanto per dirne una.
....ho sempre avuto un debole per Britney Spears. E' un peccato atavico che mi porto dietro dai tempi di "Baby, one more time.."
Credo che sia perchè, in tempi di completa oscurità, lei rappresentava la mia icona gay. E , come saprete, non siamo noi a scegliere le icone, in qualche modo sono loro a scegliere noi.
Ebbene l'ho vista nel video del MTV Music Awards. E oltre alla goffaggine mi ha colpito quanto fosse terrorizzata. In certi momenti fissa il pubblico come se dovesse squartarla da un momento all' altro.
Trovo che Britney Spears e tutto quello che le gira intorno rappresenti benissimo questo tempo.
Prendi una ragazzotta americana, carina e non particolarmente sveglia ( per ragioni affettive non posso infierire più di così), e infilala nel frullatore mediatico, punta i riflettori su di lei, rendila pura carne che si muove fino a che non va fuori di testa.
Perchè è questo che succede. Quando tutto il mondo sta lì in attesa del tuo prossimo errore, della tua prossima buccia di banana, quando su di te si affollano aspettative megagalattiche , allora se sei debole vai fuori di testa.
E ora che si è mostrata debole tutti pronti ad infierire. A me Britney ora fa tenerezza quando sbarra gli occhi dinanzi ad un pubblico di centinaia di persone. Britney è diventata umana e questo è un pregio.
Ma io non conto. Io sono di parte.
P.S: Dopo aver scoperto che l'andatura alcolica era dovuta ad un tacco rotto vi consiglio di dare un' occhiata a questo bell' editoriale di MTV.it.
Un paio di giorni fa è uscito questo articolo sul Corriere del Mezzogiorno. E' molto carino ( Moccia a parte). Enjoy it !!!!
DAVIDE MARTINI, UN MOCCIA NOSTRANO IN VERSIONE GAY
Lo scrittore beneventano, 25 anni, firma una storia di adolescenti che scoprono l'amore omosessuale
di EMILIA SAGGIOMO
È fresco e ironico Davide Martini, 25enne beneventano, col suo 49 gol spettacolari (Playground), romanzo che i suoi lettori — in prevalenza adolescenti — hanno definito la versione omosessuale di Tre metri sopra il cielo.
Vissuto a Benevento fino ai 18 anni, Davide si è traferito a Roma per studiare medicina: oggi è prossimo a iniziare la specializzazione in psichiatria. Alla prima,
inevitabile, domanda su cosa gli manchi della sua città, Davide, dopo una lunga pausa di riflessione, sorridendo risponde: «Ci sto pensando… Certo, la dimensione umana di Roma non è soffocante come quella della provincia: Benevento è tranquilla, troppo. Ma c'è più contatto con la vita vera, con le cose piccole della vita. Però è una questione numerica se sto meglio qui a Roma: la differenza sta nel controllo sociale legato alla maggiore o minore quantità di persone: per esempio io non so cosa fa il mio vicino di casa. Magari per chi ha sempre vissuto a Roma il top è Londra; ma per chi viene da un piccolo centro il top è Roma. Per il resto, se è vero che a Londra esistono molti studi sull'omosessualità e pure
gender studies, è anche vero che a proposito la cultura del sud, di Napoli e del Mediterraneo, è viscerale e tollerante: penso alla figura dei cosiddetti ‘‘femminielli'' ». Del resto, è vero pure che Vladimir Luxuria, di passaggio a Napoli per presentare Chi ha paura della Muccassassina, raccontò che la città dove era stata «picchiata di più» è proprio Londra (almeno prima di andare in Russia).
49 gol spettacolari è ambientato metà in provincia, metà in città, ed è una storia di adolescenti alla scoperta della sessualità: «L'adolescenza è una lente d'ingrandimento sul tema dell'essere ciò che si è. Per una questione culturale si spera sempre di essere altro. Ai miei lettori, specialmente ai ragazzi del liceo, dico che l'omosessualità è un'opportunità: crea un margine di libertà poiché c'è un campo libero in cui la società cerca di non entrare o di entrare reprimendo. Nessuno dice a un omosessuale ‘‘studia, sposati, fa' figli'', nessuno lo costringe in queste norme sociali come si fa con un eterosessuale. E Lorenzo, il mio protagonista, vivendo in una condizione altra comprende di conseguenza tutte le condizioni altre. I Dico sarebbero invece proprio questo: la regola». Per motivi diversi, molti gay sono critici rispetto ai Dico. «Sì. C'è un'aria che tira nel mondo omosessuale, e che in psicologia è definita ‘‘omofobia interiorizzata'', ossia non accettazione di sé: Dolce e Gabbana e Signorini hanno dichiarato che sarebbero andati con piacere al Family Day ma non al Gay Pride:
insomma, una tendenza schizofrenica, accanto alla quale va ad acuirsi una certa vocazione ‘‘destrorsa'', un po' per un discorso di tipo economico — perché mi pare sia in atto un processo di imborghesimento in ambienti omosessuali, specie quelli conservatori; e un po' per la delusione politica. Anch'io ho molti dubbi che questo governo riesca: forse bisognava aspettare di più ma puntare più in alto. Mi pare che i Dico vengano strumentalizzati, che a nessuno interessi l'equiparazione dei diritti, né alla società civile né ai politici».
Nel suo romanzo Davide scrive: che «durante l'ora di religione si finisce sempre a parlare di tre cose: sesso prematrimoniale, aborto e omosessualità », e ci parla del controllo non ufficiale ma occulto della Chiesa, ma anche dei timori diffusi tra cattolici e conservatori: «Hanno ragione ad avere paura: nel senso che la famiglia tradizionale come la concepiscono, quella del Mulino Bianco, non esiste se non come realtà marginale. E questo non peggiorerà perché si faranno i Dico, ma perché non ci sono asili nido, perché il lavoro è precario, perché gli affitti sono altissimi... ».
Ma un'editrice come la romana Playground,
«specializzata» in scrittori omosessuali, non sa di «ghetto»? «No, il senso è quello di avere spazi in una società della comunicazione pensata al 98 per cento per etero. Fu così anche per la cosiddetta letteratura femminile (penso alla Maraini, alla Aleramo): oggi nessuno più la chiama così».
Emilia Saggiomo